Smergoncino

Adria, nelle immediate vicinanze della riva sinistra del Canalbianco, località Smergoncino, lungo la SP41

Visibile solo esternamente

La casa dominicale, molto sviluppata orizzontalmente, è articolata su due livelli oltre a un piano interrato, insolito nelle costruzioni di questa zona. In facciata le finestre del pianterreno hanno frontoncini a doppia curvatura, mentre quelle del primo piano sono de­corate da tim­pani triangolari. L’asse centrale è occupato da due portali con chiavi di volta scolpite: quello al pianterreno è preceduto da una scalinata, men­tre il superiore è tamponato e deco­rato con lo stemma Papa­dopoli. La facciata posteriore presenta aperture prive di cornici ed è completata da due camini aggettanti. La pianta è pentapartita e all’interno sono degne di nota le coppie di porte ad arco con chiavi di volta scolpite che dai saloni centrali immettono nei vani scala. Accanto alla casa padronale si trova l’oratorio dedicato ai Santi Faustino e Giovita, il cui fronte principale è inquadrato da due lesene di ordine dorico che sostengono una trabeazione e il fron­tone triangolare. Sopra la semplice porta d’accesso si apre un piccolo rosone circolare. Poco oltre c’è la barchessa realizzata probabilmente alla fine del XIX secolo e caratterizzata da cinque aperture ad arco in gran parte tamponate e sormontate da finestre rettangolari.

MERGONCINO | 18th century

Adria, close to the left bank of the Canalbianco river, in the Smergoncino area

The Contarini family acquired and managed large possessions in the areas of Cavanella Nova, Smergoncino and Articiocco from the early 17th century onwards. The manor house, which is very spread out horizontally, is arranged over two storeys as well as an underground floor, which is unusual for buildings in this area. Next to the manor house stands the oratory dedicated to Saints Faustino and Giovita. A little further on is the barn (barchessa), probably built in the late 19th century. In 1799, the estates passed to the brothers Giovanni Domenico Almorò and Alvise Tiepolo and then, in 1819, they were acquired by Giovanni Battista Papadapoli.

Cenni storici

I Contarini da San Francesco della Vigna detti dalle Porte di Ferro acquistarono e controllarono ampie estensioni di terreno nelle pertinenze di Cavanella Nova, Smergoncino e Articiocco fin dall’inizio del XVII secolo: si tratta delle località che originariamente si trovavano nei pressi del percorso fluviale oggi interrato che portava verso nord a Retinella, dove sorgeva la grande corte appartenuta alla famiglia.

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A riprova delle numerose acquisizioni è possibile ricordare, ad esempio, che nel 1633 l’agente di Nicolò Contarini del fu Bertuccio acquistò oltre centosettanta campi sopra Cavanella Nova «dalla parte verso Loreo, confinante da un capo il Canal della Ca­vanella predetta, dall’altro la magnifica Communità di Loreo […], et in parte An­zolo Pulli». A questo proposito sono utili anche le denunce fiscali redatte dai componenti della famiglia, come quella di Alvise del fu Nicolò nel 1739, in cui si legge di estese proprietà situate nelle località di Smergoncino e Cavanella Nova. Quest’ultima oggi interamente demolita, si trovava sulla riva opposta rispetto a Smergoncino ed era composta da una sequenza di costruzioni in muratura semplici ma funzio­nali. Erano fabbricati compatti, svi­luppati su un piano, con destinazione agri­cola e residenziale. Tra questi si distinguevano una casa d’abitazione posta in corrispondenza della bi­forcazione delle acque e una cappella.

Nel 1799 Nicolò III di Alvise morì senza eredi lasciando, con volontà testamenta­ria, i suoi beni alla famiglia di Giovanni Dome­nico Almorò Tiepolo da Sant’Aponal: tale situazione è ben testimoniata anche all’interno dei Somma­rioni del Catasto Napoleonico. Le te­nute, unitamente ad altre proprietà delti­zie, andarono nel 1819 dai Tiepolo a Giovanni Battista Papadapoli del fu Nicolò.

Nel corso degli anni successivi la Ca’ di Smergoncino fu al centro di numerosi passaggi di proprietà, tra cui si ricordano quelli che interessarono i Mancini e i Caravita.

Curiosità

La proprietà sorge nelle vici­nanze del Canalbianco, in posi­zione ribassata rispetto al livello del fiume e lungo uno dei percorsi che da Adria conduce a Loreo. Originariamente si trattava di un collegamento fluviale, poi interrato e trasformato in strada pro­vinciale, con la conseguente modifica del paesaggio circostante, un tempo caratterizzato da un curato giardino con alberi secolari. Sopravvive solo “il leccio di villa Papadopoli” (Quercus ilex L.) che risulta iscritto nell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia e la cui età è compresa tra i 150 e i 200 anni.

Secondo una tradizione locale l’oratorio dedicato ai Santi Faustino e Giovita sarebbe stato costruito per un membro della famiglia Papadopoli. Si trattava di un sacerdote, costretto a recarsi ad Adria per celebrare le funzioni: per favorirlo sarebbe sorta la piccola chiesa.

Una storia secolare

Contarini da San Francesco della Vigna detti dalle Porte di Ferro

I principali proprietari delle tenute in og­getto appartenevano a uno dei numerosi rami della famiglia patrizia veneziana dei Contarini. Nel 1739 Alvise del fu Nicolò del fu Alessandro compilò una denuncia fiscale in cui affermava di risiedere a Venezia, nel palazzo presso la chiesa di Santa Ternita, nel sestiere di Castello e a poca distanza dall’edificio sacro dedicato a San Fran­cesco della Vigna da cui il ramo della fa­miglia prese il nome. Si tratta della residenza edificata alla fine del XIII secolo da Ga­sparo Morosini che promosse l’amplia­mento di una precedente residenza pa­dronale già proprietà del casato dei Mo­rosini dalla Sbarra. Nel 1429 questa co­struzione fu acquistata dalla Repubblica di Venezia per poi essere venduta nel 1444 al ramo della famiglia Contarini che scelse come denominazione quello di “Porta di Ferro” e diede in seguito alla Repubblica di Venezia due Dogi. Elementi che distinsero il palazzo, renden­dolo celebre furono il portone d’ingresso ornato con eleganti borchie in ferro e la scala gotica esterna in pietra rossa di Verona e pietra d’Istria.

L’elenco delle proprietà compilato da Al­vise Contarini è particolarmente lungo, sia a Venezia che in terraferma: la fami­glia era a capo di terre in moltissime lo­calità distribuite nel Veneziano, nel Pa­dovano e, in particolar modo, in Pole­sine, con investimenti concentrati soprat­tutto nei territori di Lendinara e Loreo. Proprio in quest’ultima podesteria si pos­sono trovare i riferimenti alle località di cui si tratta in questa scheda. L’esten­sione degli appezzamenti di terreno ri­sultava davvero notevole, con un’orga­nizzazione puntuale delle terre, frazionate tra i numerosi collaboratori della fa­miglia. Molti sono i riferimenti alla zona oggi suddivisa tra Adria e Loreo, come Cavanella Po, le terre poste lungo il ca­nale Stramazzo, Retinella e Smergon­cino, con l’indicazione dei nomi con cui all’epoca erano note le singole tenute. Il ramo della Porta di Ferro si estinse nel 1799.

Tiepolo da Sant’Aponal

La famiglia Tiepolo nel 1799 entrò in possesso dei beni di Smergoncino grazie al lascito testamentario di Nicolò III Contarini. Nel 1811 la Ca’ risulta ancora tra i beni di questa famiglia. Le te­nute, unitamente ad altre proprietà delti­zie, andarono nel 1819 dai Tiepolo a Giovanni Battista Papadapoli del fu Nicolò.

Papadopoli

La famiglia era originaria dell’isola di Candia ed ebbe alto rango nobiliare nell’Impero d’Oriente. Nel XVI secolo si trasferì a Corfù e passò poi a Padova nel 1669, all’indomani della presa di Creta da parte degli Ottomani, con Giovanni il cui figlio Niccolò (1655-1740) fu docente di diritto canonico all’Ateneo patavino e con lui si estinse la linea diretta. Sul finire del XVIII secolo altri membri della casata, i fratelli banchieri e imprenditori Angelo (1772-1833) e il ricchissimo Giovanni (1786-1862), si portarono da Corfù a Venezia. Angelo ottenne la cittadinanza nel 1791 e il titolo nobiliare nel 1821, poi accresciuto col titolo comitale nel 1858. Degni di menzione sono soprattutto i figli di Giovanni, Nicolò (Venezia 1841-Roma 1922), patriota e senatore, che nel 1905 ottenne l’autorizzazione ad aggiungere al cognome di Papadopoli quello materno di Aldobrandini, e Angelo (Venezia 1843-Roma 1919), grande bonificatore, patriota, deputato, fautore della rinascita agricola del Polesine.

Scheda e traduzione a cura di: Giulia Becevello