Corte Grimani

Pettorazza Grimani, località Boschetto, in corrispondenza della sponda sud dell’Adige, sulla strada che conduce alla vicina frazione Papafava

Visibile esternamente e visitabile in occasione di aperture straordinarie

Corte Grimani è composta da un articolato insieme di edifici. La casa padronale è sviluppata su tre piani e sottotetto, illuminato quest’ultimo da occhi ovali. I camini aggettanti inquadrano all’interno la scala che porta al piano nobile, mentre sopra l’ingresso sporge una terrazza con balaustra, ornata da una colonna datata 1820. Due imponenti rustici utilizzati come granaio sono posti a delimitazione della corte in corrispondenza dei lati orientale e settentrionale. La barchessa est è abbellita da un loggiato poggiante su sedici colonne doriche in marmo, mentre la seconda è l’edificio più ampio della corte, con lunghezza pari a 56 metri. Il fronte sud è scandito verticalmente da lesene e interrotto da due fasce marcapiano orizzontali. Al pianterreno si trova un porticato a dodici archi a tutto sesto, metà dei quali tamponati. A est della barchessa si notano quattro colonne in pietra d’Istria che sostenevano il portico di un edificio usato prima come essiccatoio e poi come forno. La scuderia riprende in facciata il motivo a lesene con porticato ad archi già descritto nella barchessa adiacente ed è affiancata da una torre coronata da una merlatura irregolare. La corte è chiusa a sud da un grande rustico con sviluppo a L, risultante dall’unione di due edifici addossati. Al centro si sviluppa un’aia pavimentata in cotto, mentre nel giardino si trovano due vere da pozzo. L’insieme era completato da un oratorio, oggi non più esistente.

CORTE GRIMANI | 18th–19th century
Pettorazza Grimani, in the Boschetto area, on the southern bank of the Adige river

In the early 18th century, the Grimani family owned extensive estates in the village of Pettorazza, and their main building was a manor house, from which they managed the surrounding fields. In the 19th century, the estate passed to the Gattenburg family, who extended it considerably. Among the most famous buildings in the courtyard is the eastern barn (barchessa), also known as ‘Il Paradiso’ (‘The Paradise’), because that was the name given to the granary on the top floor, which was regarded as a paradise by the labourers forced to carry large quantities of grain all the way up there.

Cenni storici

Nella denuncia fiscale del 1711 i Grimani dai Servi descrissero estese pro­prietà nella località di Pettorazza, all’epoca ricadente nei territori di Cavar­zere, mentre oggi ricompresa nel Basso Polesine. L’edificio principale risulta essere una casa dominicale con orto, corrispondente al nucleo originario di Corte Grimani, Boschetto, Ricciuti. Intorno, si distribuivano numerosi casoni, nelle campagne afflitte dalle acque. Nel 1740 Antonio Grimani del fu Giovanni Battista descrisse a Pettorazza una «casa dominicale con fabbriche et chiesa serve per parrochia con orto e brollo», oltre alle estese proprietà notevolmente ampliate nel frattempo.

Leggi di più

Nel XIX secolo la Corte passò alla fa­miglia Gattenburg, di provenienza au­striaca. Probabilmente il complesso assunse le forme oggi visi­bili su iniziativa di questa famiglia: infatti la rappresentazione di Pettorazza Grimani nel Catasto Napoleonico attesta l’esistenza soltanto di una casa padronale di dimensioni più conte­nute rispetto all’attuale, della barchessa, di alcuni annessi rustici di piccole di­mensioni e della chiesa. Per questo motivo è possibile interpretare la data 1820 incisa sulla colonna che decora la casa padronale come l’anno in cui essa fu riedificata, passando da una precedente struttura a pianta qua­drata alle forme più allungate oggi esi­stenti. La chiesa di San Salvatore si trovava dietro la scuderia e la barchessa e accanto c’erano anche il cimitero e una piazza. L’edificio sacro fu demolito nel 1889 a causa delle continue infiltra­zioni di acqua e per la necessità di realiz­zare alcuni lavori di potenziamento dell’argine. I Gattenburg-Morosini, proprietari anche della famosa Ca’ Morosini di Polesella, finanziarono la costruzione di una nuova chiesa tra il 1889 e il 1890 dedicata a San Giuseppe sposo di Maria. All’interno della parrocchiale si trovano tele e sup­pellettili provenienti dalla chiesa di San Salvatore. Vi si conservano inoltre le spoglie dei martiri San Mustolo e Santa Felicita, probabilmente portate a Petto­razza dai patrizi veneziani. Intorno al 1920 la tenuta fu smembrata e la parte principale fu acqui­stata dall’avvocato Boschetto.

Curiosità

La barchessa orientale è nota anche come “Il Paradiso”, perché in questo modo era chiamato il granaio collocato all’ultimo piano e considerato come un paradiso per i braccianti costretti a tra­sportare grosse quantità di grano fin lassù: essi si servivano di una scala dap­prima ripida e poi sempre più dolce per raggiungere l’enorme locale che costitui­sce il granaio vero e proprio, “Il Para­diso” appunto. Dal punto di vista delle fi­niture architettoniche, la barchessa si di­stingue per la qualità del fronte ovest, co­stituito da un loggiato poggiante su se­dici colonne doriche in marmo, costruito probabilmente con materiale di recupero proveniente da edifici veneziani. Di par­ticolare pregio è anche il sistema a ca­priate che sostiene il tetto, a dimostrazione della perizia dei costruttori che hanno così garantito nel tempo l’integrità dell’immobile.

Una storia secolare

I Grimani

I Grimani furono una famiglia patrizia di Venezia, sulle cui origini sono state avanzate ipotesi differenti. Secondo una tradizione, il primo Grimani documen­tato a Venezia all’inizio del X secolo sarebbe Servadio, ma i suoi avi, di origine lombarda, avevano già trovato domicilio in città. Il figlio di Serva­dio, Teodosio, fu ammesso al Maggior Consiglio nel 940. Invece, stando alle Genealo­gie di Marco Barbaro, i Grimani che «portano le arme con otto striche» sareb­bero giunti a Venezia, lasciando Vicenza. Essi continuarono a far parte del pa­triziato anche dopo la Serrata del Mag­gior Consiglio del 1297 e diedero tre dogi alla Serenissima.

La famiglia si suddivise in molti rami differenti nel corso del tempo: essi si im­pegnarono nella realizzazione di alcuni fra i più celebri palazzi veneziani e si di­stinsero come grandi mecenati. Coloro che maggiormente investirono a Pettorazza appartenevano al ramo dei Grimani ai Servi. In particolare, Francesco del fu Antonio, nato nel 1659, fu Provve­ditore da mar e ricoprì importanti incari­chi come Savio del consiglio, mentre il nipote Giovanni Battista, figlio del fratello di Francesco e nato nel 1673 fu Censore e Podestà a Brescia e sposò nel 1698 Lu­crezia Donà del fu Bernardo. I loro discendenti avrebbero continuato a ge­stire le proprietà in Polesine anche negli anni successivi.

Scheda e traduzione a cura di: Giulia Becevello