Ca’ Emo

VISITABILE: visibile solo esternamente

LOCALIZZAZIONE: Adria, Bovina, Ca’ Emo, rive dell’Adigetto, riviera Eloisa

La casa padronale, edificata su un’ansa del fiume Adigetto, è caratterizzata da una sca¬linata a due bracci che consente di raggiungere l’ingresso principale del piano nobile, costituito da un portale ad arco a tutto se¬sto con cornice in pietra lavorata e ma¬scherone sulla chiave di volta. La pianta in¬terna è tripartita con salone passante centrale e, nonostante la discrezione delle forme, il piano principale presentava pavimenti in ter¬razzo, stuc¬chi policromi e soffitti a cassettoni. L’area di pertinenza della villa era com¬pletata da una barchessa e dalle scuderie, composte queste ultime da due corpi di fabbrica adiacenti ma con al¬tezze differenti. Nel maggiore si trova¬vano i cavalli, l’altro era destinato a de¬posito. Sulla sponda opposta furono edificate altre costruzioni, tra cui una grande casa d’affitto con bottega e alcune abitazioni da massaro e da fat¬tore dotate di un piccolo orto, oggi sostituite da un unico blocco fortemente sviluppato in senso orizzontale. C’era inoltre un oratorio pri¬vato, intitolato a Santa Maria del Car¬mine, la cui struttura soprav¬vive ancora oggi almeno per quanto con¬cerne le pareti perimetrali in una costruzione a ridosso delle acque.

CA’ EMO | 18th century
Bovina, Ca’ Emo, banks of the Adigetto

In 1718, the Emo and Tron families purchased land at auction in the localities of Villa del Dosso, Teze, Ramalto and Bovina. The manor house, probably built after 1730, is characterised by a double-flight staircase leading to the entrance on the main floor. Along the banks of the Adigetto river there is also a barn (barchessa), the stables and a private chapel. A small settlement sprang up around the Ca’, which is still known today by the name of the Venetian patrician family, that is Ca’ Emo. After changing owners several times, the manor house now stands abandoned and is in a very poor state of repair.

Cenni storici

Le famiglie Emo dalla Croce e Tron da San Stae nel 1718 acquistarono all’asta i terreni nelle località di Villa del Dosso, Teze, Ramalto e Bo­vina. Per conto di Giovanni Emo e Andrea Tron agì Filippo Maria Petricini che si aggiudicò quasi 6.000 campi, preceden­temente appartenuti alla Comunità di Ca­varzere e all’Università dei poveri del medesimo territorio

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I nuovi acquisti restarono in­divisi e allo stato incolto fino al 1730, quando le due famiglie stabilirono come organizzare le terre attraverso un ac­cordo tra Giovanni Emo e Nicolò Tron nel frattempo succeduto al padre Andrea. I docu­menti d’archivio attestano che in una delle rare aree asciutte e coltivabili esistevano all’epoca una barchessa, alcuni rustici, l’ora­torio e un ponte a collegamento delle due rive dell’Adigetto. Probabilmente dopo questa data si procedette alla monumentalizzazione del complesso architettonico, con la costituzione del piccolo insediamento che si organizzò attorno alla Ca’ e che ancora oggi è noto con il nome della famiglia patrizia veneziana. Nel 1740 infatti Giovanni Emo elencò le sue estese proprietà tra Bovina e Campagna Vecchia nominando per prima un’area composta da circa 130 campi arativi in cui si trovavano gli edifici più importanti realizzati dalla famiglia, descritti come «casa e chiesola e fabriche fatti lavorar a boaria in casa».

A inizio Ottocento, i Sommarioni del Catasto Napoleonico testimo­niano che la proprietà della casa domini­cale era passata alla famiglia Luzzatti e, in particolare, ai fratelli Giuseppe, Da­vide e Moisè di Leon Vita. Più frammen­tato era invece il gruppo di edifici posto sulla riva opposta dell’Adigetto, apparte­nente in parte ai Luzzatti stessi, ma anche a Bartolomeo Ranzanici del fu Ste­fano e ad alcuni livellari di un certo An­tonio Barbiani. Anche nel Catasto Au­striaco l’area di Ca’ Emo appartiene a una sola famiglia, ossia quella dei fratelli Giuseppe, Leone, Isach e Moisè Koen del fu Filippo, mentre l’oratorio e le costruzioni sulla riva opposta sono sud­divise tra differenti proprietà.

Curiosità

A metà Settecento Giovanni Emo segnalò le difficoltà di gestione delle proprietà di Bovina, costantemente soggette alle acque, per cui una gran quantità di pro­dotto ogni anno andava perduta e molte terre particolarmente paludose non da­vano alcun profitto. Egli usò pa­role simili anche per le proprietà acquistate nel 1718 nelle località vi­cine, per cui chiese di poter essere solle­vato dal pagamento delle tasse proprio per le evidenti difficoltà di gestione.

Una storia secolare

Emo dalla Croce

Stando a quanto riportato nelle cosiddette Genealogie di Marco Barbaro, esistono varie ipotesi sul luogo di origine della famiglia Emo, alternativamente identificato con la Dalmazia o la Grecia. Con il loro trasferimento a Venezia, iniziarono a partecipare alla vita pubblica, sia nella Magistratura interna, sia nella rappresentanza estera. Nel 1297 presero parte alla Serrata del Gran Consiglio. Pur non essendoci stato alcun doge tra i componenti della famiglia, molti ottennero il grado di Procuratore di San Marco, mentre altri si distinsero in campo militare. Già nel 1381 Pietro Emo difese strenuamente Chioggia contro gli assalti genovesi, in uno dei momenti più critici per l’esistenza della Repubblica; nel corso del XIV secolo Giovanni cercò di proteggere Gradisca contro l’invasione dei Turchi nel confine orientale. Al tempo della lega di Cambrai si ricordano Giorgio per le sue gesta in Trentino e Leonardo per la vittoria riportata presso Brescia; Giovanni Alvise morì nel 1648 nella guerra per la difesa di Candia. Ma soprattutto è celebre Angelo Emo che, nella seconda metà del XVIII secolo, tenne alto l’onore militare e marittimo di Venezia con le vittorie contro i barbareschi d’Africa. Alla fine del XVIII secolo l’ultima erede degli Emo si unì in matrimonio con un esponente dell’antica famiglia padovana dei Capodilista, dando avvio alla celebre casata degli Emo Capodilista.

Il ramo che si dedicò ai maggiori investimenti in Polesine è quello degli Emo dalla Croce. In particolare, Giovanni Emo Procuratore, figlio di Pietro, nacque nel 1670: fu poi ambasciatore straordinario in Francia, ricoprì altri incarichi di rilievo anche in Polonia e fu bailo a Costantinopoli. Nel 1701 sposò in prime nozze Polonia Bon del fu Leonardo del fu Ottaviano e in seguito si unì in matrimonio nel 1711 con Lucietta Lombardo del fu Alvise del fu Federico.

Scheda e traduzione a cura di: Giulia Becevello