Ca’ Badoer
Visibili solo esternamente
Ca’ Bosco è costituita da una corte rurale cinta da un muro perimetrale con ingresso ad arco a tutto sesto inserito tra due possenti pilastri. All’interno, oltre un brolo oggi incolto, si trova la casa, organizzata su tre piani e contraddistinta da numerosi accessi al pianterreno e dai due camini aggettanti. A est si sviluppa un’imponente barchessa, ristrutturata e ampliata in più occasioni. La facciata, dotata al centro di una sequenza di tre alte arcate e di alcune finestre ai lati, presenta due lastre: sulla prima si legge la scritta “Bosco”, in riferimento al toponimo con cui era noto questo luogo, mentre la seconda riporta lo stemma dei Papadopoli. A meno di 500 m di distanza si trova Ca’ Badovera (indicata anche come Ca’ Tiepolo), fortemente sviluppata in senso orizzontale e composta probabilmente da due nuclei originari poi uniti: il primo corrisponde a un’abitazione posta nella porzione orientale, il secondo è invece una lunga barchessa scandita da una sequenza di arcate al pianterreno e da finestre rettangolari al livello superiore.
CA’ BOSCO AND CA’ BADOVERA | 17th-18th century
Adria, north of the village of Mazzorno Sinistro, on Via Ciceruacchio
The Badoer family owned numerous estates in the countryside south of Adria. Ca’ Bosco consists of a rural courtyard enclosed by a perimeter wall with a round-arched entrance. Inside, beyond an orchard, the house shows numerous entrances on the ground floor and two projecting chimneys. To the east stands an imposing barn (barchessa), which has been renovated on several occasions. Less than 500 metres away stands Ca’ Badovera (also known as Ca’ Tiepolo), a building that extends considerably in width and consists of two original structures that were later joined together: the first is a dwelling, whilst the second is a long barn.
Cenni storici
La famiglia Badoer gestì per molto tempo estese proprietà nel Basso Polesine e in particolare nell’Adriese come attestano i documenti d’archivio, le denunce fiscali presentate ai Dieci savi alle decime in Rialto e la cartografia storica. Nel 1611 Antonio del fu Giacomo Badoer acquistò ad esempio da Maria Fior vari appezzamenti di terreno con case di legname e di paglia a Mazzorno e nel 1680 la Cancelleria episcopale di Chioggia diede al nobiluomo Pietro Badoer il permesso di fabbricare e ampliare una chiesa proprio a Mazzorno. L’edificio sacro, oggi non più esistente, era invece indicato nella Topografia del Polesine di Rovigo (1789-1790).
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Nel 1711 Bernardo Badoer del fu Giacomo affermò di possedere a Mazzorno una casa dominicale con foresteria e altri edifici annessi con orto e brolo insieme a circa cinquecento campi, costantemente allagati. Tra gli altri, menzionò il toponimo “Il Bosco” con case per i braccianti. La famiglia aveva acquisito questi beni in occasione del matrimonio celebrato nel 1587 tra il nonno di Bernardo, Giovanni Badoer, e la Nobildonna Loretta Querini. Bernardo Badoer descrisse anche le proprietà del fratello Pietro, morto poco tempo prima, nominando nel territorio di Mazzorno una possessione detta “Cha Bianca” con case di muro e di paglia e poco lontano “La Venturina”. Alle porte di Cavanella possedeva un’osteria con bottega, due fornaci con case in muratura, uno squero con altri fabbricati e molti appezzamenti di terreno, completati dalle relative fabbriche agricole. Al totale si aggiungevano circa seicento campi vallivi da cui non poteva ricavare alcun guadagno se non attraverso la pesca. Ancora, a Bottrighe, ricordò una possessione detta “La Rossetti” e altre a Bellombra.
Le proprietà passarono ai Tiepolo, come attestano le mappe risalenti alla fine del XVIII secolo e il Catasto Napoleonico. A inizio Ottocento, Domenico Almorò Tiepolo del fu Luigi risultava a capo dei complessi edificati presenti nell’area a nord di Mazzorno. Tra questi si ricordano proprio i toponimi di “Ca’ Rossa”, “Bosco Gerrone” e “Cabaduero”. Nel Catasto Austriaco i terreni sono divisi tra Giovanni del fu Nicolò Papadopoli e Giovanni del fu Sante Vianelli.
Curiosità
A pochi passi da Ca’ Badovera si trova oggi il B&B “Casina Badoer”, esito della ristrutturazione di due vecchie pertinenze agricole secondo i principi della bioarchitettura. Su una delle facciate è murata una lapide che ricorda un evento avvenuto verso la metà di ottobre 1791: una tragica alluvione nelle risaie vicine provocò gravi danni nell’oratorio lì esistente che fu più tardi demolito, lasciando spazio a un semplice cortile.
Galleria
Una storia secolare
Badoer di San Moisè
I Badoer erano una famiglia patrizia veneziana ascritta tra le dodici cosiddette “apostoliche”, considerate le più antiche e prestigiose poiché – secondo la leggenda – avevano partecipato all’elezione del primo Doge. Il numero dodici richiamava gli apostoli di Cristo, conferendo a queste famiglie un’aura quasi sacrale. Il cognome Badovarius è attestato per la prima volta in un documento del 900. Prima di questa data non si ha alcuna notizia sulla famiglia, anche se un’antica tradizione, attestata ad esempio nel Chronicon Altinate et Chronicon Gradense della fine dell’XI secolo, accomuna i Badoer alla famiglia dei Partecipazi. Quest’ultima aveva ricoperto un ruolo di spicco, dando alcuni dogi durante il IX secolo usando questi precisi termini: Particiaci, qui Badovarii apelati sunt, ossia «i Partecipazi, coloro che sono stati denominati Badoari».
Nel 982 i Badoer parteciparono, insieme alle più importanti famiglie veneziane, alla fondazione del monastero di San Giorgio Maggiore. L’anno dopo Badoarium Noheli fu inviato presso Ottone II, che allora si trovava a Verona, per rinnovare gli accordi tra Venezia e il Sacro Romano Impero. La famiglia era ormai una delle più importanti di Venezia.
Nel 1310 alcuni componenti furono coinvolti nella congiura del Tiepolo: tra i capi della rivolta figurava Badoero di Marco, assieme allo stesso Baiamonte Tiepolo e a Marco Querini (che era, peraltro, suo parente). Come è noto, il colpo di mano fallì miseramente: mentre la rivolta in città veniva soffocata, Badoer, che doveva attaccare via mare, fu bloccato lungo le rive del Brenta a causa di una tempesta. Quando finalmente fu il momento di partire, venne intercettato dal Podestà di Chioggia Ugolino Giustinian e fatto prigioniero; la sua condanna a morte avvenne il 27 giugno successivo. Nonostante ciò, i Badoer mantennero un ruolo di spicco non solo a Venezia, ma anche in terraferma. Il ramo che investì maggiormente nell’Adriese è quello di San Moisè.
Tiepolo da Sant’Aponal
La famiglia Tiepolo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento acquisì i beni a nord di Mazzorno Sinistro che entrarono a far parte delle loro vaste proprietà nel Basso Polesine.
Papadopoli
La famiglia era originaria dell’isola di Candia ed ebbe alto rango nobiliare nell’Impero d’Oriente. Nel XVI secolo si trasferì a Corfù e passò poi a Padova nel 1669, all’indomani della presa di Creta da parte degli Ottomani, con Giovanni il cui figlio Niccolò (1655-1740) fu docente di diritto canonico all’Ateneo patavino e con lui si estinse la linea diretta. Sul finire del XVIII secolo altri membri della casata, i fratelli banchieri e imprenditori Angelo (1772-1833) e il ricchissimo Giovanni (1786-1862), si portarono da Corfù a Venezia. Angelo ottenne la cittadinanza nel 1791 e il titolo nobiliare nel 1821, poi accresciuto col titolo comitale nel 1858. Degni di menzione sono soprattutto i figli di Giovanni, Nicolò (Venezia 1841-Roma 1922), patriota e senatore, che nel 1905 ottenne l’autorizzazione ad aggiungere al cognome di Papadopoli quello materno di Aldobrandini, e Angelo (Venezia 1843-Roma 1919), grande bonificatore, patriota, deputato, fautore della rinascita agricola del Polesine.
Scheda e traduzione a cura di: Giulia Becevello